Comunità volontarie: una via verso la libertà
Le imprese cooperative forniscono qualsiasi bene o servizio di cui i membri hanno bisogno. [...]
Più le maglie dello stato lasciano sviluppare queste aziende senza interferire con l’eccessiva tassazione e la burocrazia soffocante, più questi modelli di società si diffondono dato che la loro è una concorrenza maggiore della “concorrenza attuale” perché oltre che sui prodotti si compete anche sui principi, cioè sulla qualità del lavoro, del prodotto, sul rispetto di diritti e libertà, sull’ambiente e sulla partecipazione diretta alle decisioni. Questi modelli già presenti possono avere vita facile solo ove lo stato non è oppressivo e interferente poco o nulla negli affari economici. Come dimenticare le società di mutuo soccorso presenti in Europa e che vennero danneggiate ed eliminate proprio quando lo stato sociale e previdenziale prese il sopravvento nelle varie nazioni.
Domenico Letizia
Questa è un'affermazione presa da uno degli interventi dell'incontro/studio che nel novembre 2011 si è svolto in Piemonte con il tema/studio dal titolo "Comunità Volontarie".
Alcuni interventi vengono presentati in questo articolo tramite video caricati su youtube.
Ma cosa sono le Comunità Volontarie?
Sono il futuro migliore che possa auspicare chi ama e desidera la libertà.
Le cooperative e le associazioni sono comunità volontarie. Anche la nostra associazione è una comunità volontaria: non c'è obbligo di partecipazione, ed è possibile uscirne quando lo si desidera, a differenza dello Stato e di molte sue istituzioni.
In una comunità volontaria c'è comunanza di interessi tra i partecipanti; si possono condividere ideali. Nello stato sempre meno spesso si condividono ideali.
Se lo Stato non fosse soffocante con la sua presenza e le sue pretese, le comunità volontarie sostituirebbero in maniera molto più efficiente e giusta quello che lo Stato pretende di gestire.
Noi cittadini, pur rimanendo sullo stesso territorio, potremmo muoverci tra una comunità ed un'altra, fare parte a più di una comunità volontaria usufruendo e mettendo a disposizione servizi e prodotti scelti individualmente, a differenza di quelli "offerti" dallo Stato che ci obbliga a pagare (troppo spesso anticipatamente attraverso la tassazione) servizi che forse non desideriamo.
Una società può definirsi libera, e tende alla libertà, quando l'azione coercitiva è bassa o assente. L'azione coercitiva presuppone sempre come sua ultima istanza l'uso della violenza.
Lo stato è un apparato coercitivo, non solo con i cittadini di altri stati, quando questi vengono invasi, ma anche e soprattutto con i propri cittadini. Nei fatti la violenza dello stato è sommersa, non appare, poichè l'azione violenta è l'ultima istanza, dopo le multe, i provvedimenti, i pignoramenti, gli espropri, che un cittadino può subire se non accetta, o se non può agire secondo il diritto pubblico.
Per lo sviluppo pacifico e la cooperazione tra gli esseri umani è necessario superare con nuove forme organizzative, l'ormai vecchia e stanca (nte) organizzazione statale.
Un primo passo praticabile può essere proprio quello della discussione di nuove forme organizzative come è avvenuto nell'incontro/studio sulle "Comunità Volontarie, che vi propongo:
1. LA COOPERAZIONE:
2. DIRITTO PRIVATO VS DIRITTO PUBBLICO:
3. PROPOSTA (REALIZZABILE?) DI CONVIVENZA CIVILE SULLO STESSO TERRITORIO DI COMUNITÀ VOLONTARIE SENZA LA REPRESSSIONE STATALE:

